Quel che sapeva Maisie

Autore:   Henry James
Traduzione:   Ugo Tessitore

Scene:   Margherita Palli
Costumi:   Elisabetta Beraldo
Luci:   Gerardo Modica
Musiche (a cura di):   Paolo Terni

Personaggi - Interpreti:
La Contessa - Myriam Acevedo
Moddle - Paola Bigatto
Un facchino - Fiorello Falciani
Susanne - Elisabetta Femiano
Sir Claude - Gabriel Garko
Signora Wiix - Annamaria Guarnieri
Signor Perriam - Maurizio Gueli
Il capitano - Danilo Nigrelli
Signorina Overmore - Galatea Ranzi
Ida Farange - Giorgia Senesi
Beare Farange - Lele Vezzoli
Una donnetta - Dina Zanoni



Prima rappresentazione
Piccolo Teatro Grassi, Milano
3 gennaio 2002

Foto / Bozzetti / Video


Rassegna Stampa

dal Patalogo 25 (Ubulibri, Milano, 2002) 

per gentile concessione dell'Associazione Ubu per Franco Quadri


Personalmente credo comunque che a spingere Ronconi all'impresa sia stato - lo dico senza intenti riduttivi - un motivo di ordine prevalentemente sintattico, ovvero l'opportunità di tradurre la narrazione in una complessa struttura linguistica dove i personaggi si riferiscono a se stessi in prima, in terza e persino in seconda persona: espressione - questa - non tanto di normali scambi di battute tra gli uni e gli altri, quanto una sorta di solitario dialogo fra presente e passato. il modo di affrontare le creature della pagina scritta - portandole a estraniarsi, a osservarsi quasi dall'esterno - già usato nel Pasticciaccio, nella stessa Lolita, ma che la labile identità della protagonista sembra rendere qui ancora più connaturato e necessario.
Renato Palazzi
«Il Sole 24 Ore»
6 gennaio 2002

Niente in scena ci conduce alla certezza di un teorema naturalistico: è ai movimenti del pensiero e del sentimento, al frugare nel cervello dei personaggi, ai rapporti madre-figlia, che si appunta la lanterna magica di Ronconi nel restituirci lo sguardo di uno scrittore che con i suoi personaggi compie proprio un lavoro di montaggio.
Maria Grazia Gregori
«L'Unità»
5 gennaio 2002

Tutta la storia, raccontata dal punto di vista di Maisie, rivela però - grazie a questa scelta - altre dimensioni. C'è l'ambiguità sessuale dei protagonisti: donne che insistentemente si atteggiano a uomini, e uomini deboli e vanitosi come donne. C'è l'amore di Maisie per il patrigno, che somiglia a una segreta seduzione, a un gioco omosessuale (Maisie è in realtà un uomo) capace di estendersi poi su tutta la storia. Così, da parabola antidivorzista, il romanzo diviene un tragico rendiconto sulla perdita d'identità e sul vuoto che il mito individualista del self-made man ha lasciato nell'epoca contemporanea.
Luca Doninelli
«Avvenire»
5 gennaio 2002

In Quel che sapeva Maisie, romanzo fin-de-siècle (la stesura del romanzo risale al 1897) aldilà dei paurosi intrighi che condizionano la vita di una bambina di sei anni, ci troviamo al centro di una ragnatela che ha un solo nome: pedofilia. Di quale natura è infatti l'attrazione che Maisie prova per il bellissimo Sir Claude, il gentiluomo di lontana origine francese che ha sposato in seconde nozze la ninfomane Ida, che circostanze avverse le hanno assegnato per madre? E di che natura è il morboso interesse del giovane che ha accettato di diventare consorte di Ida solo perché quest'ultima gli metteva addosso un timore infernale? E, alzando il tiro, ben oltre gli interessi che determinano il continuo spaesamento della povera bambina da un genitore all'altro e da una madre putativa all'altra, chiedersi di che natura siano le sollecitazioni di cui è fatta oggetto è una domanda che avrebbe deliziato il marchese De Sade.
Enrico Groppalli
«Il Giornale»
5 gennaio 2002

Ronconi affida la doppia funzione di protagonista e narratore a un solo interprete adulto, ossia a una portentosa Mariangela Melato vestita da Alice di Lewis Carroll che guarda e racconta se stessa bambina non con il senno di poi, bensì rivivendo le incertezze, gli entusiasmi e le delusioni del momento. L'attrice, in scena dal primo all'ultimo minuto, mantiene un miracoloso equilibrio tra i gesti dell'infanzia e la complessità delle tirate che deve pronunciare mentre tutto le ruota intorno, pivot passivo che tutti gli altri - i 'grandi' - si sentono in diritto di comandare.
Masolino D'Amico
«La Stampa»
5 gennaio 2002

Mariangela Melato, tra l'altro reduce da problemi di salute assorbiti quanto pare al meglio, scatena su questo gioco tra consapevolezza e passività un tumulto vero e proprio di emozioni. Non c'è una sfumatura stridula, nel suo proporre l'assorta gravità dello sguardo e del ragionamento; il disegno dell'infanzia di Maisie nasce dentro, e l'attrice stupisce per come sa unirvi il tocco di un dolore ponderato. Oltre, naturalmente, alla sempre accesa duttilità dei suoi timbri.
Il Resto del Carlino
«Sergio Colomba»
5 gennaio 2002

Non a caso l'attrice ha paragonato il suo sforzo a quello di una lunga seduta di psicanalisi superbamente superata peraltro nel suo essere simultaneamente grande e fanciulla come se non recitasse, ma così calata dentro quel ruolo da dare l'impressione fisica di rimpicciolire nel suo grembiulino mentre, senza mai bamboleggiare, trasmette l'atteggiamento della bambina illusa di controllare i dettagli nel marasma degli egoismi che la travolge. E l'immagine che ci trasmette la travalica, proponendoci l'essere umano smarrito davanti a un secolo che inizia, davanti al problema del tempo, nella scena che Margherita Palli cosparge coi divani di chi ricorda, mentre una grande tenda si leva in fondo sul buio di quello che non sa Maisie emettendo contrazioni come un cervello da cui pulsa l'onda dei pensieri. Eppure i motivi di fascino non bastano a fare uno spettacolo, se come qui accade il rincorrersi delle infinite parole che si sovrappongono rimane orizzontale e determina una sostanziale immobilità protratta troppo a lungo.
Franco Quadri
«La Repubblica»
5 gennaio 2002

Contro quell'universo femminile di trine e gonnelle, quello maschile ha l'esilità del fumo di sigari e sigarette con cui offusca la visione del mondo della piccola Maisie (e della vecchia Europa rispetto all'americano Henry James). Tutti dignitosi gli altri, il punto oscuro è costituito dalla bionda inconsistenza di Gabriel Garko, campione di telenovelas e di calendari, ma poco all'altezza, nonostante il metro e novanta, di essere il vortice che risucchia la passione di tutte. Il suo Sir Claude, prima secondo marito della madre poi fidanzato della istitutrice e tutore della bambina, non basta a spiegare perché tutte si innamorino di lui, e a un tratto totalmente ne dipendano. Non lo saprà Maisie, né gli spettatori, che pure dopo gli applausi finali continueranno a rimuginare quella trama complessa, affascinante e contraddittoria, di rapporti che continuano a occupare la vita di tutti.
Gianfranco Capitta
«Il Manifesto»
5 gennaio 2002

Un simile tema, delicatissimo da un punto di vista morale e narrativo, come James lo risolve? Con sarcasmo, io credo, e con dolore. Ma il suono di questo dolore è lontanissimo, per udirlo bisogna poggiare l'orecchio a terra: occorre un enorme sforzo di concentrazione, altrimenti il lettore rischia di essere travolto dall'altro aspetto della prova di James, quello vistoso, quello cioè lezioso, ironico-condiscendente, avvolgente, sviante. Nell'allusività di James c'è un che di eroico; come un che di eroico c'è nell'interpretazione che ne dà Ronconi. Ma quello di Ronconi è un eroismo che trasportando, di fatto, nel fisico il metafisico lo adultera, rendendolo ancora più irraggiungibile. È un eroismo coatto, che con il suo passo da uomo-macchina trasforma lo spettatore in un operaio, mettendolo a una catena di montaggio dell'attenzione.
Franco Cordelli
«Corriere della Sera»
5 gennaio 2002