Nella gabbia

Autore:   Henry James
Traduzione ed elaborazione drammaturgica:   Enzo Siciliano

Costumi:   Vera Marzot

Interpreti:   Annamaria Guarnieri

Produzione:   AUDAC


Prima rappresentazione
Teatro Morlacchi, Perugia
09 agosto 1991

Foto / Bozzetti / Video

Le parole di Luca Ronconi


In gabbia di Henry James è la storia di una telegrafista che lavora nei quartieri alti di Londra, vivendo il gran mondo attraverso i moduli che le passano davanti: così le avviene di immedesimarsi con i protagonisti di una vicenda d'adulterio. Ma non c'è niente di sentimentale, di rugiadoso... Semmai è la storia di un ricatto mancato, che la protagonista non fa perché si mette nel ruolo di protettrice dell 'amore proibito. Ma è significativo che nel colloquio che ella ha con l'uomo, questi creda che lei voglia ricattarlo, e il malinteso crea una situazione di ambiguità, di detto e non detto molto efficace.

Rassegna Stampa

dal Patalogo 15 (Ubulibri, Milano, 1992)

per gentile concessione dell'Associazione Ubu per Franco Quadri


E un po' una poveraccia... mah, diciamo una poverina... una telegrafista fantasiosa, quasi ricattatrice senza saperlo, che vive attraverso le parole dei telegrammi, si inventa trame, sogna a occhi aperti, si insinua nella vita dei suoi clienti, in particolare in quelle di due amanti, immaginandosi di essere determinante per le loro esistenze... una con il mito del bel mondo e dei personaggi altolocati, a suo modo una infaticabile lottatrice. Però, stare sola in scena non mi piace, mi manca qualcosa, mi mancano gli altri. Per me il teatro si fa insieme agli altri. Comunque, ci ho vqluto provare, ho voluto andare a vedere com'era. Sono stata attratta dalla difficoltà, mi sembrava impossibile. Quando Ronconi mi ha proposto questo testo, mi sono detta: ma cosa potrà diventare, una lettura? Una semplice elencazione di fatti? E invece....
Intervista ad Annamaria Guarnieri di Gian Luca Favetto
«La Repubblica»
24 maggio 1992

Gli spettatori di Ronconi - settanta - sono sistemati in una tribunetta collocata sul palcoscenico e vedono, di fronte e in basso, l'attrice che agisce accanto al sipario, tra l'aiuola di peonie e il palco di proscenio adattato a sportello del telegrafo, con qualche discesa in platea a passeggiare nel corridoio tra due file di poltrone, delegato a viale del parco. L'inversione di luoghi tra palcoscenico e platea corrisponde nello spazio alle teatralizzazioni, alle messinscene che la protagonista opera su quei canovacci di realtà che per lei sono i telegrammi in arrivo al suo sportello. Attenta ai livelli sociali come poteva essere una piccola borghese snob dell'età vittoriana, la telegrafista sceglie tra i suoi utenti una coppia adulterina di giovani aristocratici, che assomigliano ai personaggi dei romanzetti da pochi soldi consumati negli intervalli del lavoro e cerca di infiltrarsi nelle loro vicende; un caso di rapporto con la realtà condizionato dalla letteratura rosa. A una così improbabile 'narratrice' James affida con ironia la metafora del romanziere naturalista che pretende di dominare tutta la complessità del reale. E così gli altri personaggi del romanzetto giustamente non devono mai apparire accanto a lei, lasciandola sola nella sua solipsistica messinscena. Uno dei casi in cui a teatro il monologo ha davvero una sua ragione e una sua produzione di senso.
Rita Cirio
«L'Espresso»
22 settembre 1991