Candelaio

Autore:   Giordano Bruno

Scene:   Mario Ceroli
Costumi:   Enrico Job

Personaggi - Interpreti:
Lucia - Laura Betti
Mochione - Nino Bignamini
Terzo mariuolo - Raffaele Campanella
Antiprologo, Scaramuré - Antonio Casagrande
Moria - Pina Cei
Corcovizzo - Ninetto Davoli
Bonifacio - Sergio Fantoni
Secondo mariuolo - Mario Feroci
Marca - Pino Fuscà
Consalvo - Cesare Gelli
Cencio - Graziano Giusti
Primo mariuolo - Tommaso Gueli
Gioan Bernardo - Roberto Herlitzka
Ascanio - Maurizio Margine
Vittoria - Daria Nicolodi
Pollula - Giancarlo Prati
Bartolomeo - Mariano Rigillo



Prima rappresentazione
Teatro La Fenice (Biennale Teatro), Venezia
1 ottobre 1968

Foto / Bozzetti / Video

Le parole di Luca Ronconi


Questo spettacolo è nelle mie intenzioni una specie di radiografia nostra, quello che capita a ognuno di noi quando sente di appartenere a delle cose vecchie, che si buttan via mentre tutt’intorno succedono delle esplosioni diverse, nuove che si detestano e che tuttavia non si possono né negare, né tanto meno abolire.
Franco Quadri
«Il rito perduto»
Einaudi, 1973

È stato il successo dei "Lunatici" a spingermi a proporre alla Compagnia Fortunato-Fantoni-Ronconi-Scaccia di mettere in scena "Il candelaio" di Giordano Bruno che vedevo come logica conseguenza di quel primo spettacolo. La pazzia è certamente una delle chiavi del "Candelaio": ma ad affascinarmi, in questo caso, era piuttosto il plurilinguismo che percorreva il testo e che vanificava, nella beffa, il petrarchismo dei letterati, il tecnicismo degli scienziati, il classicismo latineggiante degli eruditi, all’interno di una società, di una concezione del mondo, di una religione in sfacelo. E poi una nevrosi ossessiva, un sadismo scoperto, l’avarizia, la cupidigia... Il geometrico squallore della scena di Ceroli, composta di una quantità di infissi, tolti a case in demolizione, ripugnanti nei loro colori sordidi, nel loro ordine assurdamente simmetrico, allineati o sospesi contro un fondale grigio, restituiva, con il gioco di imposte aperte e chiuse, l’orrore di certi deliri. Uno specchio sgradevole messo di fronte a noi, una specie di popoloso deserto di vecchie porte, che si aprivano sul vuoto, che si incastravano tra loro. Lo sgomento con cui è stato accolto Il candelaio e lo sgomento che, in seguito all’accoglienza, si è impadronito degli altri capocomici, mi hanno fatto capire subito che il mio modo di guardare al teatro non era in sintonia con quel tipo di compagnia e ho tolto immediatamente il disturbo.
«Luca Ronconi. Prove di autobiografia»
a cura di Giovanni Agosti, Feltrinelli, Milano, 2019, pp. 146-147